10 marzo 2012

lanciando i suoi pensieri al di là del mare





Egli ritornò alla sua capanna. Girò e rigirò a casaccio fra le trincee come cercasse qualche cosa e finì col sedersi sul ciglione della rupe coi piedi penzolanti, guardando all'oriente cercando scoprire il prahos del Portoghese e lanciando i suoi pensieri al di là del mare verso Labuan e meglio ancora alla villa. Rimase così fino a notte inoltrata, inebbriandosí dell'aria marina, pensieroso, ancora cupo, porgendo orecchio al muggito del mare che frangevasi furiosamente ai piedi della rupe e mirando quelle onde che pur bagnavano le coste dell'isola di Marianna, poi rientrò nella sua capanna dove i capi dei prahos lo aspettavano colle tazze colme in mano.

Passò una gran parte della notte gozzovigliando con loro, e andò a dormire a ora assai tarda, dopo di aver vagato a lungo sulla piattaforma della rupe, per calmare le arsure che lo divoravano.

08 marzo 2012

01 marzo 2012

29 febbraio 2012

22 febbraio 2012

- Che si sia spinto fino sulle coste di Labuan?

Sandokan stette qualche istante silenzioso guardando il mare poi volgendosi bruscamente verso il Malese che lo guardava attentamente come volesse leggergli negli occhi:
- Va a prendermi un moschetto, Giro Batoë. Andremo a cacciare il cignale nella foresta.
Il Malese partì come il vento e tornò poco dopo colla carabina. Sandokan se la gettò ad armacollo e internossi col compagno nella foresta vicina.
Batterono i dintorni tutta la giornata senza aver scambiato parola, ammazzando una dozzina di pappagalli e un piccolo babirussa sorpreso in una macchia. Dopo di aver percorso parecchie miglia, lasciando qualche brano di vesti fra le spine e di aver fatta una breve fermata nella capanna di un Cinese a vuotare una bottiglia di tafià, ritornarono alla spiaggia al tramontare del sole. Sandokan che alla mattina era cupo, pareva felice.
Domandò ancora del Portoghese, ma non era ritornato. Quella risposta lo preoccupò e divenne pensieroso.
- Che si sia spinto fino sulle coste di Labuan? - mormorò egli.

15 febbraio 2012

- Non posso aver sognato

.
Il pirata alzò la tazza come per presentarla all'ombra, poi la  lasciò cadere spezzandola. Tornò a ridere.
- Non si vuol che beva? Chi è che non lo vuole? Ah! siete voi, tutti i miei uomini! Vedi, Marianna, non vogliono che io ti ami perché hai del sangue... del sangue inglese. Sì, deve essere così, non vogliono che ami! Ah! Ah! Ma ti farò mia lo stesso, poi farò ciò che tu vorrai, sì io li tradirò... saranno puniti, Mompracem cadrà, e Labuan... oh! Cadrà pure, cadrà!...
Egli era giunto allora al colmo dell'ebbrezza. Si sentì prendere da una smania di distruggere e rovesciò il tavolino mandando sottosopra e bottiglie e tazze che si infransero con fracasso. Dopo reiterati sforzi poté rizzarsi e si mise a camminare per la stanza barcollando, aggrappandosi alle mobiglie.
- Vi vedo tutti, sì, vi vedo, ma aspettate che ora giungerà la Tigre!... Silenzio schifosi cani. Chi dice che io non sia la Tigre?
Il delirio, il tremendo delirio che l'assaliva nei momenti di furore e d'ebbrezza lo prese. Sostenendosi a malapena, appoggiandosi ai muri, rovesciando il vasellame e spezzando le vetraglie e urlando come un pazzo s'impossessò di una scimitarra. La guardò per alcuni istanti con feroce gioia, lasciò sfuggire dalle labbra un gran scroscio di risa selvaggie e si mise a menare colpi disperati correndo dietro ai fantasmi che parevagli vederseli folleggiar d'intorno, lacerando le tappezzerie, avventando tremendi colpi sugli scaffali, sulle tavole, sulle casse, sull'armonium, brancolando, incespicando, ridendo, bestemmiando e ruggendo come una belva feroce.
Guai a colui che in quei momenti gli si fosse presentato dinanzi. Il Portoghese stesso non sarebbe stato risparmiato dalla scimitarra del delirante. Urlò per mezz'ora, combattendo come un dannato come se si trattasse di dover sbaragliare un intero esercito, facendo piovere dai vetri infranti degli scaffali torrenti d'oro, d'argento e di perle, poi le forze gli vennero improvvisamente meno e cadde in mezzo ai rottami addormentandosi profondamente.
Dormì tre o quattro ore e quando si svegliò trovossi coricato sull'ottomana dove i suoi Malesi l'avevano portato.
I vetri spezzati erano stati già tolti di là, gli ori e le perle erano state ricollocate scrupolosamente al loro posto, i mobili rovesciati erano stati raddrizzati e raggiustati alla meglio. Solo si vedevano le traccie lasciate qua e là dalla scimitarra sulle muraglie e sulle tappezzerie ancora lacerate.
Il pirata si stropicciò gli occhi e si passò più volte le mani sulla fronte come cercasse rammentarsi dell'accaduto.
- Non posso aver sognato - mormorò egli. 


*
da Emilio Salgari, La TIgre di Mompracem

14 febbraio 2012

(Tornano i pirati!) - Verrò dove tu vorrai, amor mio

l pirata continuò a bere senza più numerare i bicchieri, ingollando il wisky come fosse semplice acqua, abbandonandosi a una terribile ebbrezza che diventava per lui un sollievo, alternando alle parole insensati scrosci di risa.
- Marianna! - gridava egli alzando le braccia come cercasse di afferrarla e tentando di abbandonare la seggiola. - Marianna, aspetta ancora, che i miei pirati abbiano bevuto sangue, poi verrò da te. Aspetta che le polveri bagnate dal wisky sieno asciutte, che le scimitarre sieno lucenti, e poi ti raggiungerò a dispetto del lord, poi sarò tuo come tu sarai mia... Sì, sì, io verrò a Labuan che dovrà fremere al mio avvicinarsi e accompagnato dal corteo dei fantasmi che chiedono vendetta, che chiedono sangue... Io sono forte, sono l'aquila di Mompracem, il dio dei miei pirati... aspetta ancora, io vengo.
Sandokan cercò di rizzarsi poi si mise a ridere d'un riso stupido e continuò a bere.
- Verrò dove tu vorrai, amor mio - continuò egli, - laggiù, in un'isola deserta, in un eden, lontano da questi mari che potrebbero attirarmi, lontano da questi fantasmi che assordano le mie orecchie giorno e notte, lontano dai miei uomini che potrebbero tradirti, che potrebbero ucciderti, avvelenarti, perché io rimanga sempre la terribile Tigre della Malesia!
«Guarda... guarda, Marianna, io ti porterò meco, partiremo soli, di notte...

foto Nora letterpress studio
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