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25 marzo 2012

e si svegliarono a ora assai tarda, verso il mezzodì

Avevano percorso allora un miglio e più, ora seguendo un sentiero, ora un altro, e ora
cacciandosi in mezzo ai boschi per far perdere le loro traccie nel caso che agli Inglesi saltasse il ticchio di seguirle. Sandokan, stimando essere la distanza più che sufficiente per non venire scoperti, si arrestò.
Tagliate tre o quattro gigantesche foglie d'arecche e sovrappostele a due bastoni messi orizzontalmente, in maniera da formare un tetto, vi si cacciarono tutti e due sotto coricandosi in mezzo a folte erbe a mala pena umide.
- Odi questo fragore? - chiese Sandokan dopo qualche istante di silenzio. - Sì - rispose il Portoghese. - Deve essere una raffica che sta per capitare. - No, è il mare, Yanez. Orsù, con simile tempo non è possibile che i prahos possano
approdare: dormiamo. Chi sa che domani Giro Batoë e Paranoa non sieno al fiumicello. 
I due pirati accomodatisi alla meglio, chiusero gli occhi e mentre gli elementi si scatenavano al di fuori curvando tutte le foreste, si addomentarono, non ostante la umidità che li irrigidiva.
La notte non fu senza dubbio buona con tutto quel diavolìo, con quei ruggiti ognor più formidabili del vento, quei crepitii degli alberi schiantati ruinanti al suolo, quel gemere dei rami contorti e quella pioggia che non cessava dal cadere, trapelando anche fra le foglie della misera tettoia. Tuttavia i due pirati dormirono della grossa e si svegliarono a ora assai tarda, verso il mezzodì, nel momento in cui la tempesta, dopo di aver raggiunto la massima intensità, cominciava a scemare.

16 marzo 2012

Vuoi tu che io ne faccia una piratessa di lei, così timida, così dolce, così buona?

- Ma cercherai almeno tu di persuaderla a seguirti a Mompracem e di diventare la compagna della Tigre? Guarda, perduto tu, fuggito con lei o morto, Mompracem cadrà. Perderà quella potenza che tu le avevi dato. Vivo tu, e ancor pirata, brillerà tanto, acquisterà una fama sì grande, da eclissare e far fremere gli stranieri annidati su questi mari. Vi sono centinaia di Malesi e di Dayachi, che alla prima tua chiamata, correrebbero a Mompracem a ingrossare la formidabile schiera dei pirati.
- Lo so, Yanez, e forse lo tenterò. Ma vuoi tu che io releghi lei in una isola selvaggia come la mia, fra gente che sa solo trar archibusate e menar il kriss e la scure? Vuoi tu che io ne faccia una piratessa di lei, così timida, così dolce, così buona? Vuoi tu che la getti in mezzo al sangue, che le mostri per ogni dove scheletri umani e stragi? Vuoi tu che la soffochi col fumo dei nostri moschetti, che la esponga a un eterno pericolo, che l'assordi con le urla dei combattenti, con gemiti di feriti, col ruggito dei cannoni? Dimmi, Yanez, lo faresti tu?
Il Portoghese lo guardò, crollando il capo con dubbio... e non rispose. - No, Yanez - continuò il pirata con accento appassionato, - io non lo farò mai! mai!...
- Sicché questi sono gli ultimi giorni per Mompracem? Pensa, Sandokan, a quei tempi
in cui tu brillavi per la tua potenza, a quei giorni in cui il ruggito della Tigre della Malesia spandeva il terrore per trecento miglia all'intorno, a quei giorni dove tu eri il padrone assoluto di questi mari.
- Ho pensato a tuttociò - rispose la Tigre con voce soffocata. - Ebbene, Sandokan, e non ti ha detto nulla il cuore? - Sì, l'ho sentito sanguinare. - E nondimeno lasci morire la tua potenza, lasci morire la grandezza di Mompracem.
Come puoi soffocare quei ricordi tanto cari? - Non lo so, ma li soffoco. Vorrei allontanarli per sempre, vorrei distruggerli, non
vorrei..., no, non vorrei mai essere stato la Tigre della Malesia. - E tuttociò...
- E tutto ciò per Marianna Guillonk - rispose il pirata quasi con ferocia. - Ma bisogna bene che tu abbia ad amarla per anteporla alla tua gloria. - Immensamente, Yanez. Giammai uomo al mondo amò come amo io la Perla di Labuan.

* foto: Nora e marinaiorsetto; foto dello studio Nora letterpress con tela tarlatana al vento e card con impressa palma da cocco proveniente da rielaborazione di incisione vintage da libro ottocentesco dedicato alla classificazione botanica

21 gennaio 2012

Il mondo sembra un sogno dorato

La Tigre della Malesia, dopo di aver sorseggiato qualche tazza di the che usava come fosse un Chinese di Canton, si sedette dinanzi al tavolo più cupo che mai. Con mano nervosa fece saltare i tappi di una mezza dozzina di bottiglie di wisky, la sua bevanda prediletta e che usava senza parsimonia.
Si mise a bere con una specie di rabbia, vuotando un dopo l'altro parecchi bicchieri quasi avesse l'intenzione di soffocare la gelosia che lo rodeva e i timori che l'agitavano. Si arrestò al sesto bicchiere.
- Ah! - esclamò con voce sempre più sorda. - Potessi addormentarmi e non risvegliarmi che il dì della partenza. Questo amore mi rode atrocemente; questa impazienza mi uccide!...
Si mise a camminare per la stanza calpestando i tappeti, rovesciando le bottiglie e infrangendo i cristalli ammucchiati negli angoli, poi andò fermarsi dinanzi all'armonium che aprì.
- Darei mezzo del mio sangue per poter cantar pur io una di quelle care canzoni che lei cantava quando languiva vinto e ferito sul letto del dolore. E non è possibile, non mi rammento più nulla. Era una lingua straniera, e quando la udiva mi sembrava di essere ebbro... ah! come eri bella allora, come eri divina Marianna!...
Fece scorrere le sue dita sulla tastiera e si mise a suonare cercando rammentarsi qualche nota che non gli fosse del tutto sfuggita, arrestandosi per cercarne qualche altra che non trovava più e tentando ma invano di imitare la voce della napoletana. Dalle note flebili e dolci allora balzò improvvisamente a quelle sorde, cui voleva improntare d'ironia e di sogghigni, poi si mise a suonare rapidamente ciò che gli saltava in capo, quasi volesse stordirsi. Toccò tre o quattro di quelle romanze selvaggie, tutte sue proprie, poi s'arrestò come se un nuovo pensiero l'avesse colpito.
Ritornò al tavoliere colla testa in fiamme e afferrando con mano convulsa un bicchiere lo empì sino all'orlo. Egli guardò attentamente in fondo della tazza.
- Ah! Vedo gli occhi di lei nel fondo della tazza! - esclamò ridendo d'un riso insensato.
La vuotò, la empì e tornò a vuotarla, guardandone sempre il fondo come lo attirasse.
- Ah! Ah! - continuò il pirata che perdeva a poco a poco le facoltà mentali sotto l'ubbriachezza che s'impadroniva di lui. - Ah! Ah! Vedo tutto rosso, tutto sangue!... Avanti, fantasmi, avanti, venite a sedere di fronte a me, là, bevete, bevete... il liquore arde ma addormenta, il mondo sembra un sogno dorato, sì, tutto un sogno dorato... bevete, bevete che le giacche rosse dormono anch'esse, bevete, bevete che dorme anche la Perla!...

15 ottobre 2011

in uno di quegli eden che tu vai sognando




















































- Sì! Sì! - esclamò il pirata delirante. - Sì, se tu vorrai, io ti porterò lontano lontano da questi luoghi che ridestano in entrambi dolorosi ricordi, tanto lontano che ogni pericolo per me scompaia, tanto lontano da non udirne parlare più mai, né della mia Mompracem, né della tua Labuan. Ti porterò su una di quelle isole solitarie, in uno di quegli eden che tu vai sognando, dove noi potremo andare assieme e danzare sulle onde del mare fra le brezze del levante, unico mio ricordo, e dove potremo andar a danzare sotto le foreste poetiche, tua unica rimembranza di Labuan. Parla, dillo, e io ti porterò lontano da questi luoghi e da questi popoli, dove dimenticati, ma felici, potranno vivere assieme, come due colombi innamorati, il terribile pirata che si è lasciato dietro torrenti di sangue e la gentile Perla di Labuan, dove una lagrima saranno i nostri dolori, un sospiro i nostri ricordi, un bacio le nostre gioie! Oh! dillo Marianna, che tu verrai!...


*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86
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