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20 gennaio 2012

La Tigre!

Sandokan si diresse bruscamente verso la porta, che aprì furiosamente. - Dove vai? - gli domandò il Portoghese arrestandolo con ambe le mani. - Ritorno a Labuan - rispose con voce rauca il pirata. Domani dirai ai miei uomini che gl'Inglesi mi hanno ucciso. Non udranno più mai parlar di me, e tu sarai la nuova Tigre... io ritorno da lei!
- Sandokan! - esclamò Yanez circondandolo con ambe le braccia e traendolo verso di sé. - Sei pazzo tu per ritornare a Labuan, solo, con simil volto, laggiù, dove ti daranno la caccia come una belva feroce, dove non avrai un amico che ti difenda, quando a Mompracem vi sono cento e più uomini pronti a seguirti in capo al mondo? Rimani, Sandokan, lo voglio. Voglio che tu ritorni l'antica Tigre della Malesia pur amando.
I due pirati si precipitarono l'un nelle braccia dell'altro e rimasero così, stretti. 
Un fischio prolungato, un fischio d'allarme li separò bruscamente. Entrambi lo riconobbero.
- Giro Batoë! - esclamò Sandokan, slanciandosi verso la porta sospettando qualche cosa d'insolito.
- Giro Batoë! - ripeté il Portoghese, che aggrottò la fronte, seguendolo frettolosamente.
La notte era egualmente oscura come poche ore innanzi, ma con tutto ciò i due pirati scorsero il Malese che saliva come una scimia facendo i gradini a quattro a quattro. In pochi istanti giunse fino alla piattaforma.
- Siete voi capitano? - domandò egli avanzandosi frettolosamente.
- Sì, e che vuoi, Giro Batoë? Che significa la tua presenza a un'ora così tarda e in un luogo ove non hai nulla da fare? - domandò Sandokan con voce collerica. - Spicciati: se sei venuto per parlare, parla, se non hai nulla di serio ritorna alla tua capanna prima che mi venga l'idea di gettarti dalla rupe.
- Sarò breve. I prahos sono giunti ora - disse Giro Batoë.
- Bene, e poi? - domandò il Portoghese. - Se era per venire a dirci questo, potevi andartene a dormire.
- Non è tutto. Hanno portato delle notizie inquietanti. A quanto udii un incrociatore si è fatto vedere al sud dell'isola. Pare che sia venuto da Labuan, e che abbia idea di mostrarsi dinanzi al villaggio.
- Ah! - esclamò Sandokan. - Credono adunque le giacche rosse, che noi siamo ancora in mare? Se sono venuti per questo, possono tornare a Labuan. Che hanno detto i nostri uomini?
- In fede mia, capitano, non si inquietano tanto e si sono accontentati di porre alcuni buoni artiglieri dietro i terrapieni del sud. Hanno creduto bene di lasciar dormire il capitano Yanez.
- Si ignora adunque che sono ritornato da Labuan?
- Perfettamente, Tigre della Malesia. Non mi avrebbero creduto, e poi l'effetto sarà più grandioso e più inaspettato quando comparirete in persona. Credete che abbia fatto male?
- No, mio bravo Giro Batoë. Va a dir loro di raddoppiare le sentinelle e di caricare i cannoni. No, rimani, che voglio preparare io una graziosa burla al piroscafo quando navigherà in queste acque.
- Che hai in capo di fare? - domandò il Portoghese.
- Lo vedrai, Yanez. Aspettiamo il suo arrivo; sono sicuro che non tarderà a presentarsi dinanzi al villaggio.
I tre pirati si accomodarono all'aperto, sedendosi sulle trincee sfondate accanto agli scheletri, cogli occhi rivolti al sud, l'uno accarezzandosi il mento come uomo che ha trovato ciò che cercava, e gli altri due curiosi di veder ciò che doveva accadere.
Passò un'ora senza che il piroscafo segnalato si mostrasse all'orizzonte, e durante la quale nessuno dei tre disse parola. Si credeva già che avesse preso il largo, quando all'alba furono veduti i suoi fanali ancora accesi che brillavano nella semi-oscurità. Veniva dal sud, navigando a un duecento passi dalla costa e avanzandosi a piccolo vapore. Si sarebbe detto che con una insolente bravata volesse sfidare i pirati di Mompracem.
- Eccolo - disse il Portoghese. - La canaglia si crede di essere ben forte per passare sotto costa.
- Meglio così: avrà agio di vedermi senza l'aiuto di cannocchiali - rispose Sandokan. - Ohe! Giro Batoë, accendi un fuoco presso di me, bisogna che mi scorga bene, che gli mostri che la Tigre della Malesia è ancora viva.
Il Malese non se lo fece ripetere. In pochi istanti accese un gigantesco falò capace di essere veduto a venti miglia in mare.
- Bene - disse Sandokan. - Ora scendi al villaggio e dìai miei tigrotti di imboscarsi dietro le batterie. Quando alzerò la mia bandiera che facciano ruggire i cannoni.
Il piroscafo continuò ad avanzare attirato da quel chiarore insolito passando dinanzi al villaggio a piccolo vapore e a meno di quaranta passi dalla costa. Quando giunse dinanzi alla gran rupe, Sandokan uscendo dall'ombra comparve improvvisamente accanto al fuoco: egli si arrestò sull'estremo ciglione colle braccia tese verso di lui e l'occhio fisso su di un uomo che si teneva in piedi sul ponte di comando.
- William! William! - esclamò egli con iscoppio furioso. - La Tigre! - esclamò quell'uomo che non era altro che il baronetto William. - Guardami in volto! Guardami! - urlò la Tigre della Malesia avvicinandosi ancor più all'abisso sotto il quale rimuggiva il mare con fracasso. - Sono vivo! Vi rispose una tremenda bestemmia seguita da una scarica di fucili. - Arrivederci a Labuan! - disse Sandokan ghignando. - Ci ritroveremo, maledetto da Dio e quel dì berrò il tuo sangue! Si vedevano allora un centinaio di ombre agitarsi sulle batterie del villaggio. Sandokan afferrò la rossa sua bandiera e la levò mostrandola al piroscafo, il quale cercava di virare di bordo per accostarsi alla spiaggia. Un primo colpo di cannone tenne dietro a quel comando, poi dieci, venti, cinquanta: le trincee, i terrapieni, le lunette, i fossati, i prahos in un baleno s'empirono di fumo ruggendo.
Una tremenda grandinata di ferro piovette sul piroscafo demattandolo e rasandolo come un pontone, costringendolo a prendere il largo a tutto vapore, mentre che i pirati correndo sulla costa gridavano ad una voce: l'isola.
- Viva Mompracem! Viva la Tigre della Malesia!

07 gennaio 2012

- Mi si venga a trovare sotto le foreste























- Mi si venga a trovare sotto le foreste, mi scovino questi miserabili cacciatori che fremono dinanzi alla tigre di Labuan; essi cadranno dinanzi alla Tigre della Malesia, fuggiranno come una banda di fanciulli spaventati dinanzi al ruggito di una belva. Solchino i mari coi loro fumanti incrociatori, battano i cespugli coi loro cani e coi loro cavalli, chiamino alle armi la popolazione intera, ma io passerò. Il mio prahos passerà là dove cento altri sono caduti, la mia sciabola si aprirà un varco là fra mille baionette, dove i più coraggiosi sono caduti. Mi ha detto di ritornare a Mompracem per rivedermi vincitore sotto le mura del suo parco, e lo sarò. Sì, Marianna, sì, fanciulla divina, degna della Tigre della Malesia, ritornerò per istrapparti da questi luoghi donde hanno scacciato colui che tu dicesti d'amare, per vendicarne l'affronto, e per trasportarti nella mia isola, nella mia Mompracem, fra i miei, e di là ove tu vorrai!

Le grida degli Inglesi man mano che si allontanava nella foresta correndo come un cavallo, andavano affievolendosi sempre più e le detonazioni diventavano più rare. Il pirata si arrestò un istante ai piedi di un gigantesco albero della canfora, per riprendere il respiro, per scegliere la via da prendersi in mezzo a quelle centinaia e centinaia di piante, le une più grandi delle altre, dove si vedeva come smarrito ad onta della sua solita perspicacia e per pensare sul da farsi in una posizione tanto difficile, su di un'isola nemica, con cinquanta uomini alle calcagna che gli davano la caccia.
La notte era chiara, grazie alla luna che brillava in un cielo senza nubi, spandendo i suoi raggi azzurrini di una infinita dolcezza, di una trasparenza vaporosa, che brillavano sulle fitte verzure, punteggiando in mille differenti guise il terreno coperto di rami e di foglie, scintillanti per la rugiada.

*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86

06 gennaio 2012

del pirata














































- Marianna!... Marianna, sarai mia non è vero? Sempre mia, del pirata, della Tigre?... - Tua, sempre tua, Sandokan - mormorò la fanciulla, che si sentiva venir meno. Il pirata accostò le sue labbra a quelle di lei, poi rizzandosi con un lampo d'orgoglio: - Ora a me, cani d'Inglesi! Io mi batto per lei!...
Baciò un'ultima volta la giovanetta caduta in ginocchio, scavalcò il davanzale e mentre gl'Inglesi si avanzavano battendo la carica, precipitossi dalla fenestra e si cacciò in mezzo ai cespugli senza essere stato scorto.


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da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86

14 ottobre 2011

coprirti di diamanti, di oro e di perle

















































- Sì! Sì! - esclamò con voce soffocata la giovanetta, che sentì allora di amarlo più che mai.
 - Ah! tu confessi adunque che io non sono un assassino, che io non sono un miserabile. Tu confessi adunque che la Tigre della Malesia è degna d'amarti? Dimmi colle tue labbra divine che tu mi ami e io, la terribile Tigre, divento tuo schiavo!
- Sì, Sandokan. Ti amo! Ti amo e più oggi che ieri!
 Il pirata l'attirò a sé e la circondò colle braccia tremanti. Un lampo di sconfinata gioia illuminava il suo truce volto, e le labbra, quelle labbra da tigre che avevano bevuto sangue umano, si apersero ad un sorriso di indefinibile felicità.
- Mia, tu sarai mia adunque! - esclamò egli con voce appassionata, ardente, accarezzevole. - Tu sarai della Tigre della Malesia, del pirata! Parla ora, Marianna, parla che io sono tutto tuo. Vorrai essere regina? Non avrai che a parlare e io diverrò tanto forte da farmi re per darti una corona e un regno. Vorrai essere ricca, la più ricca del mondo? Non avrai che da aprire le labbra e io andrò a saccheggiare l'India per coprirti di diamanti, di oro e di perle. Vuoi, perché abbi ad amarmi senza paura, che io mi faccia Inglese? Io, che odio tremendamente i tuoi compatrioti, mi farò Inglese. Vuoi che io abbandoni la mia sinistra carriera e il pirata scompaia dal mondo? Andrò a incendiare i miei prahos perché non abbiano più a corseggiare; andrò a inchiodare i miei cannoni perché non abbiano più a ruggire; andrò a struggere il mio covo sulla mia amata Mompracem e tradirò i miei compagni, il mio stesso fratello Yanez e il pirata, la Tigre si eclisserà, morrà. Dimmi ciò che vuoi, chiedimi l'impossibile e io lo farò. Per te, mi sentirei capace di sollevare l'intero mondo e di precipitarlo attraverso gli spazi del cielo!...
La giovanetta si chinò verso di lui sorridendo, cingendo con le bianche manine la sua testa.
- No, Sandokan - diss'ella commossa. - No, mia valorosa Tigre. Non ti chiedo che di amarti e di concedermi un lembo di terra lontana da questi luoghi che per entrambi sono irti di pericoli, un lembo di terra dove possiamo amarci senza paure.


*
da Emilio Salgari, Le Tigri di Mompracem, 1900
(foto Irene Bayer: Herbert Bayer e Xanti Schawinsky su una spiaggia della Francia meridionale 1928 ca)

10 settembre 2011

sorpresa


- Milady!... - esclamò egli con istrana intonazione.
- Mio Dio che avete? - chiese ella sorpresa.
- Voi portate un altro nome, un nome ancora più bello di Marianna Guillonk.
- Quale? - chiesero ad un tempo la giovanetta e il lord.
- Sì... Voi siete la Perla di Labuan. Non potete essere che voi che portate un sì bel nome.  Il lord fece un gesto di sorpresa.
- Come sapete voi, che venite dalla Malacca, che mia nipote si chiama la Perla di Labuan?
- Non è possibile che questo nome datomi dagl'indigeni, sia giunto sino a quelle coste - disse lady Marianna arrossendo.
- No, non l'ho mai udito a Schaja, ma l'ho udito alle Romades. Mi si parlò di una fanciulla d'incomparabile fulgidezza - disse il pirata con slancio appassionato. - Di una fanciulla i cui biondi capelli erano più lucenti dell'oro, più fini dei fili di seta, più profumati dei più odorosi gelsomini del Borneo, i cui occhi erano più azzurri del cielo più puro, e più dolci dello sguardo più languido e la cui voce aveva la proprietà di affascinare e di toccare le corde degli animi più inaccessibili!... Sì, voi siete la Perla di Labuan! Non potete essere che voi che portate un tal nome.



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da Emilio Salgari, Le Tigri di Mompracem, 1900
(foto John French: Barbara Goalen in a Julian Rose dress, 1950)

09 settembre 2011

Egli premette ambe le mani sul cuore





















Egli premette ambe le mani sul cuore che batteva con insolita violenza, e stette lì, muto, anelante cogli occhi fissi su di un punto immaginario che pareva ingigantire, nel mezzo del quale vedeva un nome: Marianna!

D'improvviso udì risuonare dei passi nella stanza vicina. Sussultò e volse istintivamente gli occhi alla porta. Il cuore non batteva più, saltellava e bruciava come vulcano.
Entrò il lord che andò verso il letto col più amabile sorriso. Dietro a lui Sandokan scorse un'ombra, una fanciulla alla cui vista egli gettò un grido di ammirazione e di sorpresa.
Quella fanciulla che andava avvicinandosi a lui guardandolo con curiosità, sfiorando appena appena il tappeto, era la più bella e la più splendida che il pirata avesse mai visto. Era di media statura, di tinta bianca-rosea, con una testolina ammirabile, con occhioni azzurri come l'acqua del mare, una fronte d'incomparabile precisione sotto la quale spiccavano sopracciglia leggiadramente arcuate di un castagno chiaro, un nasino le cui nari mobili dovevano dilatarsi nella collera e nelle passioni e due labbra coralline, che sembravano mature ciliege. Lunghi capelli, sottili, profumati, ondulati, di un biondo lucente che parevano fili d'oro, scendevano in pittoresco disordine sul busticino scollacciato in mezzo al quale spiccavano bianche rose e spilloni dalla capocchia d'argento.
Nel vedere quella graziosa figura dalla taglia elegante, dal portamento superbo, il pirata si sentì scuotere fino al fondo dell'anima. Lui, il sanguinario avventuriere, la terribile Tigre della Malesia, che non avea mai provato emozioni che non fossero da belva, si sentì suo malgrado affascinato. Il suo cuore che poco prima batteva lo sentì ardere, abbruciare, parve che un improvviso fuoco gli scorresse per tutte le vene. Restò lì immobile, come istupidito, col volto stravolto senz'essere capace di staccare i suoi occhi dalla fanciulla.
 - Oh! - esclamò il lord sorpreso da quello strano cangiamento. - Che volto scomposto che avete: state forse male?
 - No!... No!... - esclamò vivamente il pirata scuotendosi.
 - Lasciatemi in tal caso presentarvi mia nipote, Lady Marianna Guillonk, una donna col cuore da fanciulla...
- Marianna Guillonk!... Marianna Guillonk!... - balbettò Sandokan.
 - E che, trovate strano il mio nome? - chiese la giovanetta con un incantevole sorriso.
 Sandokan udendo quella voce trasalì di nuovo. Non aveva mai udito una voce sì dolce risuonare ai suoi orecchi abituati alla terribile musica del cannone. Si credette in preda a un sogno.



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da Emilio Salgari, Le Tigri di Mompracem, 1900

06 settembre 2011

- E che recarsi a Labuan sia la massima delle imprudenze?






























Sandokan. Ascoltami ora. 
- Ti ascolto.
- Sai che ho udito ancora parlare della Perla di Labuan? 
- Ah! - fe' il pirata scattando in piedi. 
- Ecco la seconda volta che questo nome mi giunge agli orecchi e che tocca stranamente una corda sconosciuta del mio cuore. Sai, Yanez, che questo nome mi colpisce singolarmente? 
- Sai almeno che cosa sia questa Perla di Labuan?
- No. Non so ancora se animale o donna. Ad ogni modo mi mette curiosità.
- In tal caso, ti dirò che è una donna.
- Una donna?... Non l'avrei mai sospettato.
- Sì, fratellino mio, una giovanetta dai capelli castani profumati, dalle carni lattee, dagli occhi incantevoli. Akamba, non so ancora in qual modo, la poté vedere una volta, e mi disse che per dimenticarla, gli occorrono fiumi di sangue, e almen cinquanta abbordaggi.
- Ah! - fe' il pirata con voce leggermente agitata. - Akamba ha detto questo?
- Sicuro. - Deve essere, questa Perla, una creatura celeste per toccare il cuore di quel selvaggio.
- È quello che penso pur io, Sandokan. Sai, che io darei il meglio del mio bottino della settimana scorsa per vederla? Sandokan non rispose. Solo le sue labbra si contrassero in istrana maniera, lasciando a nudo i denti, bianchi come l'avorio e accuminati come quelli di una tigre. 
- Vivaddio! - esclamò il Portoghese. - Te lo confesso sinceramente, Sandokan, che mi sento scottare dalla voglia di fare un giretto verso quella dannata isola. So, so bene che non sono che idee, ma...
- E perché non sono che idee? - chiese con tono beffardo Sandokan.
- Chi di noi, andrà a gettar l'âncora sulle coste di Labuan? Sono troppo pericolose oggi.
- Ah! - esclamò Sandokan. - Nol sai chi sarà l'audace, che spiccherà il volo per Labuan?
- In fede mia, nol saprei.
- Ebbene, fratello mio, quest'audace sarò io, la Tigre della Malesia!...
- Sandokan! - esclamò il Portoghese spaventato. - Tu ti vuoi perdere!
La fronte della Tigre s'annebbiò e lo sguardo si fece fosco. - Guarda, Sandokan - continuò Yanez. - Tu sei valoroso fra i valorosi, che fai mordere la polvere ai più valenti campioni di Borneo. Le tue braccia accerchiano potentemente questi mari che possono chiamarsi tuoi. Tu devii le palle dirette sul tuo petto e spunti le armi, ma la forza talvolta cede al numero, e potrebbe darsi che a Labuan incontrassi un nemico potente e forte quanto te e fors'anche più, che potrebbe accerchiarti, avvilupparti, soffocarti. Che ne dici, Sandokan?
Il pirata non disse verbo; solo la sua fronte s'ottenebrò ancor più e le labbra semi- aperte lasciarono sfuggire un rauco sospiro che sembrava un lontano ruggito.


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da Emilio Salgari, Le Tigri di Mompracem, 1900
(foto John French + wallpaper Cole&Son)
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