10 gennaio 2012

sguardo balenante

Nessun naviglio si mostrò peraltro e la canoa poté veleggiare tranquilla tutta la notte, durante la quale Sandokan non fece una sol parola né staccò mai gli occhi da Labuan.
All'indomani ai primi raggi del sole si trovavano a più di venticinque miglia dalle coste di Labuan ormai scomparse da parecchie ore dall'orizzonte. Nessun aveva dormito sebben il mare si fosse tenuto fortunatamente calmo, e poi chi l'avrebbe pensato in quei momenti in cui il pericolo poteva capitare da un istante all'altro? Sandokan, che man mano che si allontanava, provava tutte le dolorose impressioni di un cuore che amava furiosamente e i morsi di una terribile gelosia che nessuna cosa avrebbe valso a soffocare, non l'avrebbe fatto, e il Malese che fremeva dalla gioia all'idea di avvicinarsi a Mompracem e di averla fatta alle giacche rosse non l'avrebbe sognato. Di più, la manovra esigeva delle braccia vigorose e maestre per dirigere una imbarcazione così pericolosa, dove si correva pericolo di trovarsi nell'acqua alla prima raffica.
Quando il sole apparve del tutto sull'orizzonte il vento scemò di qualche poco ma non tanto da impedire di filar senza fatica due nodi. A quella leggera alterazione Sandokan, che teneva ancora gli occhi fissi verso il luogo ove era scomparso Labuan, si volse verso il Malese. Ma non era più l'innamorato della notte, era ridiventato la Tigre, il cui sguardo balenante, affascinante, magnetizzava.


(foto in b/n John French)

09 gennaio 2012

questa giovanetta che io amo, che io adoro, che io idolatro!

Il Malese vuotato sino all'ultima goccia il contenuto della bottiglia, spense il fuoco, chiuse la porta e si aggomitolò in un angolo della capanna sognando di trovarsi già a Mompracem in mezzo ai suoi compagni avvoltolandosi sui frutti di tanti saccheggi e librandosi su cento bottiglie di acquavite.
Sandokan però non fu capace di chiudere occhio. Non già per tema del nemico, né per le difficoltà che poteva incontrare nell'abbandonare le coste di Labuan, ma perché sentivasi atrocemente morso da una terribile gelosia e assalito da una folla di tetri pensieri che invano cercava scacciare.
Che poteva mai essere accaduto di Marianna dopo che egli si era precipitato dalla fenestra? Che era avvenuto fra il lord e il baronetto William? Quali misure mai avevano prese per infrangere l'amore nato fra l'ultima discendente dei conti Guillonk e la terribile Tigre della Malesia?
- Ah! - esclamò il pirata dimenandosi sul suo letto di foglie. - Darei mezza della mia vita per trovarmi ancora in quella abitazione. Povera Marianna, chi sa quali timori agiteranno il suo picciol cuore. Forse mi crederà vinto, prigioniero, insanguinato, fra le catene dei miei nemici e chi sa, fors'anche morto.
«Vorrei perdere goccia a goccia tutto il mio sangue pur di rivederla, purché strapparla da quelle angoscie, purché dirle che la Tigre della Malesia è viva e più viva anche di prima.
«Orsù, coraggio, che ne ho proprio bisogno. Questa notte fuggirò meco portando il suo giuramento e ritornerò alla mia isola, al mio covo e poi... sì, per Cristo, poi, dovessi farmi una seconda volta moschettare, dovessi perdere una seconda volta quaranta tigrotti, ritornerò. Ritornerò per istrapparla dalle mani di quell'odiato rivale, ritornerò per vendicare i miei prodi che caddero sotto il ferro delle giacche rosse! Sì, l'avrò, sarà mia, mia. E allora...
Il pirata si tacque portandosi ambe le mani agli occhi e sospirò dolorosamente.
- Allora farò ciò che lei vorrà. Non l'ho giurato io? Non le ho detto che per lei tradirei i miei tigrotti, darei un addio e per sempre alla mia vita d'avventuriere, alla mia isola, al mio mare e a tutto ciò che fino a oggi mi ha allettato, mi ha fatto vivere?
«Sì tutto farò per questa sublime giovanetta che ha saputo colpire l'inaccessibile cuore della Tigre della Malesia. Tutto farò per questa giovanetta che io amo, che io adoro, che io idolatro!
*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1994-86

(immagine centrale Manon - figlia di Alma Mahler e Gropius - e Walter Gropius sulla terrazza della casa di Deassau 1926-27 foto di Ise Gropius
in alto: inviti e coordinati di nozze Nora Letterpress
in basso: Nora in mobiletto vintage Joe Colombo)

08 gennaio 2012

La mia dispensa è a vostra disposizione.

Giro Batoë era uno dei più intrepidi tigrotti di Mompracem, che aveva fatto parte della disgraziata spedizione sulle coste di Labuan. Sandokan, se ben si ricordava, lo aveva veduto cadere ferito ai suoi piedi e poi precipitare in acqua nella disunione dei due prahos.
Come trovavasi lì, era difficile saperlo. Senza dubbio era stato raccolto da qualcuno o aveva nuotando raggiunta la costa.
- Ecco un brav'uomo che bisogna salvare - mormorò Sandokan e senza esitar più si rizzò uscendo a metà dai cespugli, nel mentre che il Malese sorpreso dalla vicinanza del soldato, che aveva tutte le ragioni per crederlo un Indiano lanciato dietro le sue traccie, si aggomitolava su sé stesso per rendersi meno visibile.
Il cavaliere che andava e veniva bestemmiando vide subito Sandokan.
- Tò! un soldato! - esclamò il cavaliere guardandolo come un uomo che non crede ai propri occhi.
- Cercate un babirussa, che frugate tutti i cespugli dei dintorni? - domandò Sandokan. - Non è il momento questo, amico mio, bisogna aspettare la notte, e una notte magnifica, se lo si vuol trovare.
- Il babirussa! È un animale ben peggiore quello che io vado cercando, una vera tigre con denti e artigli capaci di spacciarci entrambi prima di prendere le armi. Non cacciate voi forse il pirata di Mompracem? (...)
La capanna di Giro Batoë si rizzava a poca distanza dalle rive di un ruscello, al coperto di un grande artocarpo che la proteggeva contro i raggi cocenti del sole e contro le pioggie. Era una baracca anziché un'abitazione, capace di ricoverare tutt'al più un indigeno che non sapesse procurarsi di meglio nel mezzo della foresta. Era bassa quanto mai, stretta tanto da potervisi appena muovere, costretta grossolanamente con rami intrecciati a erbe e col tetto terminante a cupola, mal formato, coperto di foglie d'arecche, una mezza dozzina delle quali erano state più che sufficienti a tale uopo.
L'interno non valeva meglio dell'esterno, tutto riducendosi a un letto di foglie secche, a una provvista di legna, a una scodella gigantesca di terra cotta, frutto dell'industria indigena e a due sassi mezzi sepolti nella cenere che servivano di camino. Non si poteva star comodi, ma a ogni modo offriva un rifugio e una difesa contro i venti e gli abitanti troppo pericolosi della foresta.
Giro Batoë, nell'entrare, fece fuggire un mondo d'insetti che avevano di già preso alloggio, e fece gli onori della capanna al capitano che non pareva malcontento di prendere un po' di riposo e di satollarsi.
- Vedete capitano la mia abitazione non offre comodi di sorta, ma è sempre preferibile alle abitazioni degli indigeni che puzzano d'olio di pesce e di carne corrotta. Se volete dormire avete un letto che sarà forse migliore di quello che offre la foresta; se avete sete vi ha una scodella sempre ripiena di acqua limpida; se avete fame vi sono delle frutta e una dozzina di costolette di babirussa giovane che ho avuto la fortuna di sorprendere nel suo covo.
- Non domando di più, Giro Batoë; è anche troppo quando si ha fame e si sa di avere dei bracchi a due gambe alle calcagna. Accendi un po' di fuoco e arrostisci un pezzo di carne.
- Non avrete d'aspettare che si cucini, capitano, e frattanto sbarazzatemi, se vi piace, un po' di quelle frutta che occupano mezza abitazione. Troverete degli ananassi succolenti, delle patate che non avete mai gustato a Mompracem, delle frutta d'artocarpo d'inverosimile grossezza e delle noci di arecche che non domandano che di essere masticate. La mia dispensa è a vostra disposizione.
*
da Emilio Salgari, La tigre della Malesia, 1884-86
(elaborazione grafica da materiali d'archivio di Nora letterpress; foto delle bimbe anni cinquanta posted by Krisatomic)

07 gennaio 2012

- Mi si venga a trovare sotto le foreste























- Mi si venga a trovare sotto le foreste, mi scovino questi miserabili cacciatori che fremono dinanzi alla tigre di Labuan; essi cadranno dinanzi alla Tigre della Malesia, fuggiranno come una banda di fanciulli spaventati dinanzi al ruggito di una belva. Solchino i mari coi loro fumanti incrociatori, battano i cespugli coi loro cani e coi loro cavalli, chiamino alle armi la popolazione intera, ma io passerò. Il mio prahos passerà là dove cento altri sono caduti, la mia sciabola si aprirà un varco là fra mille baionette, dove i più coraggiosi sono caduti. Mi ha detto di ritornare a Mompracem per rivedermi vincitore sotto le mura del suo parco, e lo sarò. Sì, Marianna, sì, fanciulla divina, degna della Tigre della Malesia, ritornerò per istrapparti da questi luoghi donde hanno scacciato colui che tu dicesti d'amare, per vendicarne l'affronto, e per trasportarti nella mia isola, nella mia Mompracem, fra i miei, e di là ove tu vorrai!

Le grida degli Inglesi man mano che si allontanava nella foresta correndo come un cavallo, andavano affievolendosi sempre più e le detonazioni diventavano più rare. Il pirata si arrestò un istante ai piedi di un gigantesco albero della canfora, per riprendere il respiro, per scegliere la via da prendersi in mezzo a quelle centinaia e centinaia di piante, le une più grandi delle altre, dove si vedeva come smarrito ad onta della sua solita perspicacia e per pensare sul da farsi in una posizione tanto difficile, su di un'isola nemica, con cinquanta uomini alle calcagna che gli davano la caccia.
La notte era chiara, grazie alla luna che brillava in un cielo senza nubi, spandendo i suoi raggi azzurrini di una infinita dolcezza, di una trasparenza vaporosa, che brillavano sulle fitte verzure, punteggiando in mille differenti guise il terreno coperto di rami e di foglie, scintillanti per la rugiada.

*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86

06 gennaio 2012

del pirata














































- Marianna!... Marianna, sarai mia non è vero? Sempre mia, del pirata, della Tigre?... - Tua, sempre tua, Sandokan - mormorò la fanciulla, che si sentiva venir meno. Il pirata accostò le sue labbra a quelle di lei, poi rizzandosi con un lampo d'orgoglio: - Ora a me, cani d'Inglesi! Io mi batto per lei!...
Baciò un'ultima volta la giovanetta caduta in ginocchio, scavalcò il davanzale e mentre gl'Inglesi si avanzavano battendo la carica, precipitossi dalla fenestra e si cacciò in mezzo ai cespugli senza essere stato scorto.


*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86

15 ottobre 2011

in uno di quegli eden che tu vai sognando




















































- Sì! Sì! - esclamò il pirata delirante. - Sì, se tu vorrai, io ti porterò lontano lontano da questi luoghi che ridestano in entrambi dolorosi ricordi, tanto lontano che ogni pericolo per me scompaia, tanto lontano da non udirne parlare più mai, né della mia Mompracem, né della tua Labuan. Ti porterò su una di quelle isole solitarie, in uno di quegli eden che tu vai sognando, dove noi potremo andare assieme e danzare sulle onde del mare fra le brezze del levante, unico mio ricordo, e dove potremo andar a danzare sotto le foreste poetiche, tua unica rimembranza di Labuan. Parla, dillo, e io ti porterò lontano da questi luoghi e da questi popoli, dove dimenticati, ma felici, potranno vivere assieme, come due colombi innamorati, il terribile pirata che si è lasciato dietro torrenti di sangue e la gentile Perla di Labuan, dove una lagrima saranno i nostri dolori, un sospiro i nostri ricordi, un bacio le nostre gioie! Oh! dillo Marianna, che tu verrai!...


*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86

14 ottobre 2011

coprirti di diamanti, di oro e di perle

















































- Sì! Sì! - esclamò con voce soffocata la giovanetta, che sentì allora di amarlo più che mai.
 - Ah! tu confessi adunque che io non sono un assassino, che io non sono un miserabile. Tu confessi adunque che la Tigre della Malesia è degna d'amarti? Dimmi colle tue labbra divine che tu mi ami e io, la terribile Tigre, divento tuo schiavo!
- Sì, Sandokan. Ti amo! Ti amo e più oggi che ieri!
 Il pirata l'attirò a sé e la circondò colle braccia tremanti. Un lampo di sconfinata gioia illuminava il suo truce volto, e le labbra, quelle labbra da tigre che avevano bevuto sangue umano, si apersero ad un sorriso di indefinibile felicità.
- Mia, tu sarai mia adunque! - esclamò egli con voce appassionata, ardente, accarezzevole. - Tu sarai della Tigre della Malesia, del pirata! Parla ora, Marianna, parla che io sono tutto tuo. Vorrai essere regina? Non avrai che a parlare e io diverrò tanto forte da farmi re per darti una corona e un regno. Vorrai essere ricca, la più ricca del mondo? Non avrai che da aprire le labbra e io andrò a saccheggiare l'India per coprirti di diamanti, di oro e di perle. Vuoi, perché abbi ad amarmi senza paura, che io mi faccia Inglese? Io, che odio tremendamente i tuoi compatrioti, mi farò Inglese. Vuoi che io abbandoni la mia sinistra carriera e il pirata scompaia dal mondo? Andrò a incendiare i miei prahos perché non abbiano più a corseggiare; andrò a inchiodare i miei cannoni perché non abbiano più a ruggire; andrò a struggere il mio covo sulla mia amata Mompracem e tradirò i miei compagni, il mio stesso fratello Yanez e il pirata, la Tigre si eclisserà, morrà. Dimmi ciò che vuoi, chiedimi l'impossibile e io lo farò. Per te, mi sentirei capace di sollevare l'intero mondo e di precipitarlo attraverso gli spazi del cielo!...
La giovanetta si chinò verso di lui sorridendo, cingendo con le bianche manine la sua testa.
- No, Sandokan - diss'ella commossa. - No, mia valorosa Tigre. Non ti chiedo che di amarti e di concedermi un lembo di terra lontana da questi luoghi che per entrambi sono irti di pericoli, un lembo di terra dove possiamo amarci senza paure.


*
da Emilio Salgari, Le Tigri di Mompracem, 1900
(foto Irene Bayer: Herbert Bayer e Xanti Schawinsky su una spiaggia della Francia meridionale 1928 ca)
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