21 gennaio 2012

Il mondo sembra un sogno dorato

La Tigre della Malesia, dopo di aver sorseggiato qualche tazza di the che usava come fosse un Chinese di Canton, si sedette dinanzi al tavolo più cupo che mai. Con mano nervosa fece saltare i tappi di una mezza dozzina di bottiglie di wisky, la sua bevanda prediletta e che usava senza parsimonia.
Si mise a bere con una specie di rabbia, vuotando un dopo l'altro parecchi bicchieri quasi avesse l'intenzione di soffocare la gelosia che lo rodeva e i timori che l'agitavano. Si arrestò al sesto bicchiere.
- Ah! - esclamò con voce sempre più sorda. - Potessi addormentarmi e non risvegliarmi che il dì della partenza. Questo amore mi rode atrocemente; questa impazienza mi uccide!...
Si mise a camminare per la stanza calpestando i tappeti, rovesciando le bottiglie e infrangendo i cristalli ammucchiati negli angoli, poi andò fermarsi dinanzi all'armonium che aprì.
- Darei mezzo del mio sangue per poter cantar pur io una di quelle care canzoni che lei cantava quando languiva vinto e ferito sul letto del dolore. E non è possibile, non mi rammento più nulla. Era una lingua straniera, e quando la udiva mi sembrava di essere ebbro... ah! come eri bella allora, come eri divina Marianna!...
Fece scorrere le sue dita sulla tastiera e si mise a suonare cercando rammentarsi qualche nota che non gli fosse del tutto sfuggita, arrestandosi per cercarne qualche altra che non trovava più e tentando ma invano di imitare la voce della napoletana. Dalle note flebili e dolci allora balzò improvvisamente a quelle sorde, cui voleva improntare d'ironia e di sogghigni, poi si mise a suonare rapidamente ciò che gli saltava in capo, quasi volesse stordirsi. Toccò tre o quattro di quelle romanze selvaggie, tutte sue proprie, poi s'arrestò come se un nuovo pensiero l'avesse colpito.
Ritornò al tavoliere colla testa in fiamme e afferrando con mano convulsa un bicchiere lo empì sino all'orlo. Egli guardò attentamente in fondo della tazza.
- Ah! Vedo gli occhi di lei nel fondo della tazza! - esclamò ridendo d'un riso insensato.
La vuotò, la empì e tornò a vuotarla, guardandone sempre il fondo come lo attirasse.
- Ah! Ah! - continuò il pirata che perdeva a poco a poco le facoltà mentali sotto l'ubbriachezza che s'impadroniva di lui. - Ah! Ah! Vedo tutto rosso, tutto sangue!... Avanti, fantasmi, avanti, venite a sedere di fronte a me, là, bevete, bevete... il liquore arde ma addormenta, il mondo sembra un sogno dorato, sì, tutto un sogno dorato... bevete, bevete che le giacche rosse dormono anch'esse, bevete, bevete che dorme anche la Perla!...

20 gennaio 2012

La Tigre!

Sandokan si diresse bruscamente verso la porta, che aprì furiosamente. - Dove vai? - gli domandò il Portoghese arrestandolo con ambe le mani. - Ritorno a Labuan - rispose con voce rauca il pirata. Domani dirai ai miei uomini che gl'Inglesi mi hanno ucciso. Non udranno più mai parlar di me, e tu sarai la nuova Tigre... io ritorno da lei!
- Sandokan! - esclamò Yanez circondandolo con ambe le braccia e traendolo verso di sé. - Sei pazzo tu per ritornare a Labuan, solo, con simil volto, laggiù, dove ti daranno la caccia come una belva feroce, dove non avrai un amico che ti difenda, quando a Mompracem vi sono cento e più uomini pronti a seguirti in capo al mondo? Rimani, Sandokan, lo voglio. Voglio che tu ritorni l'antica Tigre della Malesia pur amando.
I due pirati si precipitarono l'un nelle braccia dell'altro e rimasero così, stretti. 
Un fischio prolungato, un fischio d'allarme li separò bruscamente. Entrambi lo riconobbero.
- Giro Batoë! - esclamò Sandokan, slanciandosi verso la porta sospettando qualche cosa d'insolito.
- Giro Batoë! - ripeté il Portoghese, che aggrottò la fronte, seguendolo frettolosamente.
La notte era egualmente oscura come poche ore innanzi, ma con tutto ciò i due pirati scorsero il Malese che saliva come una scimia facendo i gradini a quattro a quattro. In pochi istanti giunse fino alla piattaforma.
- Siete voi capitano? - domandò egli avanzandosi frettolosamente.
- Sì, e che vuoi, Giro Batoë? Che significa la tua presenza a un'ora così tarda e in un luogo ove non hai nulla da fare? - domandò Sandokan con voce collerica. - Spicciati: se sei venuto per parlare, parla, se non hai nulla di serio ritorna alla tua capanna prima che mi venga l'idea di gettarti dalla rupe.
- Sarò breve. I prahos sono giunti ora - disse Giro Batoë.
- Bene, e poi? - domandò il Portoghese. - Se era per venire a dirci questo, potevi andartene a dormire.
- Non è tutto. Hanno portato delle notizie inquietanti. A quanto udii un incrociatore si è fatto vedere al sud dell'isola. Pare che sia venuto da Labuan, e che abbia idea di mostrarsi dinanzi al villaggio.
- Ah! - esclamò Sandokan. - Credono adunque le giacche rosse, che noi siamo ancora in mare? Se sono venuti per questo, possono tornare a Labuan. Che hanno detto i nostri uomini?
- In fede mia, capitano, non si inquietano tanto e si sono accontentati di porre alcuni buoni artiglieri dietro i terrapieni del sud. Hanno creduto bene di lasciar dormire il capitano Yanez.
- Si ignora adunque che sono ritornato da Labuan?
- Perfettamente, Tigre della Malesia. Non mi avrebbero creduto, e poi l'effetto sarà più grandioso e più inaspettato quando comparirete in persona. Credete che abbia fatto male?
- No, mio bravo Giro Batoë. Va a dir loro di raddoppiare le sentinelle e di caricare i cannoni. No, rimani, che voglio preparare io una graziosa burla al piroscafo quando navigherà in queste acque.
- Che hai in capo di fare? - domandò il Portoghese.
- Lo vedrai, Yanez. Aspettiamo il suo arrivo; sono sicuro che non tarderà a presentarsi dinanzi al villaggio.
I tre pirati si accomodarono all'aperto, sedendosi sulle trincee sfondate accanto agli scheletri, cogli occhi rivolti al sud, l'uno accarezzandosi il mento come uomo che ha trovato ciò che cercava, e gli altri due curiosi di veder ciò che doveva accadere.
Passò un'ora senza che il piroscafo segnalato si mostrasse all'orizzonte, e durante la quale nessuno dei tre disse parola. Si credeva già che avesse preso il largo, quando all'alba furono veduti i suoi fanali ancora accesi che brillavano nella semi-oscurità. Veniva dal sud, navigando a un duecento passi dalla costa e avanzandosi a piccolo vapore. Si sarebbe detto che con una insolente bravata volesse sfidare i pirati di Mompracem.
- Eccolo - disse il Portoghese. - La canaglia si crede di essere ben forte per passare sotto costa.
- Meglio così: avrà agio di vedermi senza l'aiuto di cannocchiali - rispose Sandokan. - Ohe! Giro Batoë, accendi un fuoco presso di me, bisogna che mi scorga bene, che gli mostri che la Tigre della Malesia è ancora viva.
Il Malese non se lo fece ripetere. In pochi istanti accese un gigantesco falò capace di essere veduto a venti miglia in mare.
- Bene - disse Sandokan. - Ora scendi al villaggio e dìai miei tigrotti di imboscarsi dietro le batterie. Quando alzerò la mia bandiera che facciano ruggire i cannoni.
Il piroscafo continuò ad avanzare attirato da quel chiarore insolito passando dinanzi al villaggio a piccolo vapore e a meno di quaranta passi dalla costa. Quando giunse dinanzi alla gran rupe, Sandokan uscendo dall'ombra comparve improvvisamente accanto al fuoco: egli si arrestò sull'estremo ciglione colle braccia tese verso di lui e l'occhio fisso su di un uomo che si teneva in piedi sul ponte di comando.
- William! William! - esclamò egli con iscoppio furioso. - La Tigre! - esclamò quell'uomo che non era altro che il baronetto William. - Guardami in volto! Guardami! - urlò la Tigre della Malesia avvicinandosi ancor più all'abisso sotto il quale rimuggiva il mare con fracasso. - Sono vivo! Vi rispose una tremenda bestemmia seguita da una scarica di fucili. - Arrivederci a Labuan! - disse Sandokan ghignando. - Ci ritroveremo, maledetto da Dio e quel dì berrò il tuo sangue! Si vedevano allora un centinaio di ombre agitarsi sulle batterie del villaggio. Sandokan afferrò la rossa sua bandiera e la levò mostrandola al piroscafo, il quale cercava di virare di bordo per accostarsi alla spiaggia. Un primo colpo di cannone tenne dietro a quel comando, poi dieci, venti, cinquanta: le trincee, i terrapieni, le lunette, i fossati, i prahos in un baleno s'empirono di fumo ruggendo.
Una tremenda grandinata di ferro piovette sul piroscafo demattandolo e rasandolo come un pontone, costringendolo a prendere il largo a tutto vapore, mentre che i pirati correndo sulla costa gridavano ad una voce: l'isola.
- Viva Mompracem! Viva la Tigre della Malesia!

19 gennaio 2012

Sì.

- , e a rapirla in pieno giorno e più presto di quello che tu creda. Laggiù ho un rivale, Yanez: il baronetto William. 
- Chi è quest'uomo?
- Un maledetto che vorrebbe disputarmi la mano della lady, un maledetto che ho la certezza che non indietreggerà dinanzi a qualsiasi ostacolo pur di farla sua, un maledetto infine che potrebbe rapirmela.
«Tu lo vedi, Yanez, bisogna che io mi rechi a Labuan per impedire che questo rapimento possa accadere.
- E se questo William te la portasse via? 
- Non dirlo, Yanez. Rapirmela sarebbe uccidermi. 
- Ma sei sicuro che questa fanciulla ti seguirà a Mompracem? Se si rifiutasse? 
- Non supporlo un solo istante, Yanez; essa mi seguirà. Me lo ha giurato quando mi amava sotto il nome di Whu-Pulau ed è tornata a giurarmelo quando mi amò sotto il mio vero nome di Sandokan. E poi, chi dice che io l'abbia a trarre a Mompracem? Se lei vorrà lascierò per sempre il mio nido, dove a onta di una carriera sanguinosa, passai momenti felici, e la condurrò lontana, lontana, dove vorrà, forse nella sua lontana patria, che ancora rimpiange.
Tra i due pirati successe un breve silenzio, durante il quale si guardarono l'un l'altro fissamente.
- E tu vorresti proprio arrischiarti ancora sulle coste di Labuan, dove fosti battuto? - chiese Yanez.
- Sì.
- Ma sai, Sandokan, che quei luoghi ci portarono sempre sfortuna, e che gl'Inglesi oggi sono più forti che mai? Sai che oggi non siamo più noi che dettiamo le leggi e che essi minacciano Mompracem e che aspettano il momento opportuno per distruggerci?
La Tigre della Malesia si mise a sogghignare, ma con quel sogghigno suo particolare che metteva i brividi.
- Yanez - diss'egli con fierezza. - Quando si tratta di far valere i miei diritti di pirata sono sempre la Tigre della Malesia che fa tremare i forti e che sgomenta gl'intrepidi. Quando si tratta di far conoscere la mia audacia, saprò condurre ancora i miei tigrotti alla vittoria, malgrado gl'incrociatori e le fortezze. Oggi non è solo il mio diritto e la mia audacia che mi spingono a Labuan: vi ha una fanciulla che io amo alla pazzia. Quando sarà venuto l'istante di agire mi vedrai all'opera. Là, dove vedrai brillare la lama della mia scimitarra e il mio kriss troverai cadaveri; quando udrai la mia voce, troverai il nemico disfatto. Giammai mi sono sentito tanto forte come oggi.


immagine www.howtobearetronaut.com

18 gennaio 2012

- Si dirà che anche un pirata ha un cuore per amare

- Si dirà che anche un pirata ha un cuore per amare, come hanno amato i gran
guerrieri dell'antichità. Si dirà, per chi non vorrà credere che io realmente sono innamorato, che le giacche rosse mi hanno stregato perché mi temevano.
- Ah! Sandokan, mi sembra ancora impossibile che tu abbia potuto amare una figlia inglese.
- No! - esclamò il pirata con violenza. - No, figlia inglese, no! Essa mi ha parlato di un mare azzurro più bello del nostro mare malese, che lambe i piedi della sua patria, di una terra che è coperta di fiori e che è dominata da un fumante vulcano, di un eden che non è l'Inghilterra, dove si parla una lingua armoniosa che nulla ha di comune con quella inglese.
- Ti credo, Sandokan, ma sei sicuro che suo zio acconsentirà a cedertela? Guardati bene attorno: avrei paura che le giacche rosse approfittassero di questo amore per tenderti un agguato; tu lo sai che sono anelanti di vedere il tuo sangue.
- E che? Crederesti tu, Yanez, che io abbia bisogno del consenso del lord per farla mia? Crederesti tu che io avessi paura di loro? Non sono ancora un pirata di Mompracem? Non sono ancora la Tigre della Malesia che comanda la terribile orda dei tigrotti? Non ho dei prahos per varcare il mare e approdare a Labuan? Non ho cannoni per far saltare gl'incrociatori e spezzare i più insormontabili ostacoli? Sì, Yanez, la rapirò e senza il permesso del lord!
- E quando l'avrai rapita, che ne farai? 
La faccia di Sandokan s'abbuiò. 
- Quando l'avrò rapita - diss'egli, - farò ciò che lei vorrà. Sarà il momento in cui si decideranno per sempre le sorti di Mompracem. 
- E tu vuoi proprio tornare a Labuan?

17 gennaio 2012

sino in capo al mondo

«Se volessi svellere questa fiamma che m'arde non lo saprei fare, non lo potrei. Invano cercherei di cacciare quel genio, quel fantasma dei miei sogni. Invano cercherei rompere quel fascino che mi incatena. Né le battaglie, né le emozioni di una vita agitata, né l'amore dei miei uomini, né fiumi di sangue, né monti di cadaveri, sarebbero capaci d'infrangerlo. Un'ombra, un'immagine si frapporrebbe fra me e queste battaglie, fra me e queste grandi emozioni, e spegnerebbe l'antica energia della Tigre, e questa ombra e questa immagine sarebbe ancora lei. No!... No!... Yanez, non potrei dimenticarla e se pur lo volessi avrei paura. No! Non lo farei dovesse costarmi e il mio nome, e la mia isola e la mia gloria!...
Il pirata dopo aver dato libero sfogo alla passione, si era arrestato per la seconda volta. Egli s'avvicinò al Portoghese che pareva ascoltasse ancora e gli disse con voce rotta:
- Yanez!... Trovi tu, che la Tigre della Malesia amando si sia disonorata?... Credi tu che io, perché la follia mi prese, non sia più degno di te?... Yanez!... Yanez!...
Il Portoghese per tutta risposta gli si gettò fra le braccia. Sandokan se lo strinse al petto con frenesia.
- Che dici mai, Sandokan? Qualunque cosa avvenga io ti sarò sempre amico, ti seguirò ove tu andrai anche sino in capo al mondo e troverò sempre che tu sarai degno di me. Tu sei stato stregato, amico mio, tu oggi sei innamorato, ma domani ho la sicurezza che non vi penserai più e che sarai guarito, che ritornerai a essere la Tigre della Malesia dal cuore inaccessibile.
- Ah! Non ripetermi queste parole, Yanez. Ho giurato che Marianna Guillonk sarà mia e lo sarà!
Il Portoghese lo guardò più commosso che incollerito.
- Odimi, Sandokan. Io credo che tu ami questa fanciulla che chiami divina, ma hai tu pensato seriamente alle conseguenze che potrebbero derivare da questo tuo amore? Che diranno i pirati della Tigre della Malesia, quando la vedranno correre sulle traccie di una fanciulla?...
- Che si dirà?... - Sì, che si dirà di quest'uomo che vantava avere un cuore di granito?

16 gennaio 2012

Mi sono trovato fra due abissi: là Mompracem coi suoi pirati, sfavillante fra il balenar dei cannoni e galleggiante in un mar di sangue, e qui lei

«Ho sempre il fuoco nelle vene che mi flagella e che mi pare consumi a poco a poco le mie carni, e sento che l'amerò oggi, domani, sempre, perché l'ho trovata divina, perché mi ha inebbriato, perché ha avuto il coraggio di amare la Tigre della Malesia. Dal giorno che l'ho veduta, Yanez, dal giorno che mi fe' gustare l'ebbrezza dell'amore mi sono sentito cangiare. Mi pare di avere sempre il delirio, mi pare che tutti i ricordi della mia vita terribile si cancellino, mi pare che un nuovo orizzonte mi si schiuda dinanzi. Sono stregato, sono ammaliato, Yanez, sono innamorato alla follia. Ovunque volga lo sguardo non vedo che Marianna aggirarsi raggiante a me d'intorno, che m'accompagna ne' miei sogni, ne' miei pensieri, ovunque vedo quel genio scintillante di bellezza che mi affascina, che mi abbrucia!...
Il pirata si alzò con gesto brusco e il volto alterato e i pugni stretti. Fece due o tre giri attorno alla stanza come cercasse allontanare quel fantasma divino, e calmare le ansie che lo divoravano, poi ritornando presso il Portoghese sempre immobile, ma che lo guardava fra il compassionevole e il collerico, disse:
- Ascolta, Yanez, tu non lo crederai, eppure l'amore di quella fanciulla la cui bellezza mi rende pazzo, è radicato fortemente nel mio cuore come il sentimento della mia vita, che nessuno al mondo varrebbe a strapparlo. Credi tu che prima di lasciarmi vincere non abbia lottato? Oh! Io ho atrocemente lottato, ma non valsero le mie ire per quella figlia che scende
dalle giacche rosse, né la ferrea volontà della Tigre che è caduta sotto la potenza di quello sguardo magnetico. Quante volte, quando i ricordi della mia vita sanguinaria mi assalirono, ho tentato di spezzare la catena. Quante volte, quando al pensiero di dover forse abbandonare il mare, il mio sangue, ho tentato di spezzarlo, e quante volte infine, pensando che per averla avrei pur dovuto spegnere la Tigre della Malesia, perdere quel nome a me tanto caro, quel nome di cui vo così altero, ho cercato di fuggire, e sempre invano. Mi sono trovato fra due abissi: là Mompracem coi suoi pirati, sfavillante fra il balenar dei cannoni e galleggiante in un mar di sangue, e qui lei; mi son trovato fra due abissi sui quali mi sono librato per un istante esitando. Sono precipitato nel secondo, dal quale nessuna forza umana sarebbe capace di trarmi. Sono di lei! 
*
da Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86
(immagine in altro a sinistra di franticmeerkat)

15 gennaio 2012

Così narrò la caccia alla tigre

Dipinse colla viva passione di un'anima che ama alla follia, quei cari momenti passati assieme a lei, quei cari momenti durante i quali dimenticava e la sconfitta, e la vendetta, e i suoi pirati e la sua temuta Mompracem, quelle delizie che non aveva mai provato in tanti anni di pugne, e delle quali conservava ancora sì cara memoria. Così narrò la caccia alla tigre, la confessione del suo amore, per poi scendere fino all'inseguimento nelle foreste, allo stratagemma col sergente Willis, all'incontro di Giro Batoë e infine all'abbandono di Labuan.

- Vedi, Yanez - diss'egli con accento ancora commosso, - nel momento che io mettevo piede nella canoa, mi parve che si staccasse un lembo del mio cuore. Fu un momento terribile, un momento supremo quell'istante in cui abbandonava quell'isola dove viveva la mia amata Marianna: avrei voluto subissare la canoa e Giro Batoë, avrei voluto far rientrare il mare nel seno della terra perché non lo valicassi più mai e far sorgere in sua vece un mare di fuoco! In quel momento avrei voluto far saltare Mompracem e tutti i suoi tigrotti, perché non m'attirassero più mai, e avrei voluto non essere mai stato la Tigre della Malesia!...
- Ah! Sandokan! - esclamò Yanez con tono di rimprovero.
- Non rimproverarmi, Yanez, non rimproverarmi. Se tu sapessi cosa io provo qua entro, nel cuore, in questo cuore che io credeva essere di ferro, che io credeva inaccessibile a qualsiasi passione! Guarda, Yanez, sono sì innamorato di quella Perla che se io me la vedessi dinanzi, che se io udissi da quelle labbra sulle quali ho posate le mie, che tradissi i miei compagni, mi sentirei capace di tradirli!... Se quella voce che m'inebbriò sin dalla prima volta che l'udii, mi chiedesse di far fuoco a Mompracem lo farei, se mi chiedesse di farmi Inglese, io, la Tigre della Malesia... sì, sì Yanez, lo sento che lo farei!...
*
Emilio Salgari, La Tigre della Malesia, 1884-86
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...